
La virtù dei soldi nascosti sotto mattoni e materassi
MICHELE PARTIPILO
La faccia esterrefatta del venditore di automobili era indimenticabile.
Un'anziana donna, di quelle vestite di nero e con il volto racchiuso
nel fazzoletto scuro, s'era presentata nella concessionaria per acquistare
l'auto al figlio. Era la prima automobile di famiglia.
Per pagare era arrivata con un sacchetto di plastica e dentro, alla rinfusa, spiccioli e banconote per quasi ventimila euro.
Di qui lo sconcerto del venditore, abituato a vedere assegni, carte di credito e
moduli di finanziamento.In quella concessionaria all'improvviso si fronteggiavano due stili di vita, due modelli economici, due civiltà.
Per l'anziana donna acquistare un'auto voleva dire innanzi tutto
avere la completa disponibilità economica per farlo, cioè una montagnola
di soldi: fruscianti, sgualciti, spiegazzati, ma veri.Accumulati giorno dopo giorno sotto il materasso di lana.
Quelle banconote erano il riassunto della civiltà contadina cui apparteneva:
si può spendere solo per ciò che si ha, i debiti sono un disonore, roba per gente alla fame o senza scrupoli. Poche eccezioni erano consentite a questo codice d'onore : solo l'acquisto di un terreno o di una casa poteva avvenire
con l'aiuto di una banca, meglio però se ad «aiutare» era qualche parente, fidato, così che non si venisse a sapere troppo in giro. Ma il prestito andava comunque a macchiare la purezza dell'acquisto, togliendo valore al sudore che era stato necessario e che ancora sarebbe servito per compiere quel passo.
Una mentalità che oggi ci fa sorridere, noi gente moderna, disinvolta nella vita e negli affari. Ma quali risparmi, ma quale contante: si paga tutto con le carte di credito (o di debito?) e -proprio come blandisce la pubblicità -è possibile togliersi ogni sfizio.
Che volete, il nuovo cellulare?Il televisore ultrapiatto? La vacanzina fuori stagione? il motorino per la figlia 16enne? Una bella cerimonia per la cresima dell'altro figlio? Non è necessario avere denaro disponibile: tutto si può «finanziare». Bastano la fotocopia della busta paga e qualche firmetta, così la vita ti sorride. Tecnicamente si chiama «credito al consumo», praticamente è la rivincita della cicala sulla formica dopo millenni di sconfitte.
I dati parlano chiaro: il 60 per cento dei pugliesi ha attivato un finanziamento a rate e l'Italia è tra i paesi europei più vivaci in questo settore.
Basta con i risparmi tenuti lì a marcire sotto materassi o mattoni, il nuovo verbo è spendere, spendere, spendere. Così - dicono i sacerdoti del dio consumo - si mettono in moto circuiti virtuosi: perché si acquista di più, le aziende producono di più e quindi danno più lavoro e chi lavora potrà permettersi a sua volta altri acquisti a rate, riproducendo il meccanismo all'infinito. Ecco da dove nasce la ricchezza: dai “copponi”, come si chiamano i debiti dalle nostre parti. E, attenzione, i beni acquistati a rate quasi sempre sono voluttuari, cioè non indispensabili.
Solo che qualcosa in questo prodigioso meccanismo forse non va, visto che proprio ieri l’ Istat ha diffuso dati su cui riflettere. Il 14 per cento delle famiglie non riesce a rifondere i debiti che ha contratto. Al Sud la percentuale quasi raddoppia e sale al 25 per cento. Non solo, ma fra i pagamenti a rate l’ Istat
ha incluso anche le bollette di luce, acqua e telefono.
Quasi una famiglia su 10 - il 9 per cento per la precisione - non riesce a far fronte neppure a questi obblighi .Insomma gente che ha fatto il famoso passo più lungo della gamba. Del resto in uno Stato che galleggia su una marea
di debiti è difficile ispirarsi a principi diversi.
Dalla lettura incrociata dei dati si possono trarre una serie di considerazioni. La prima è che mediamente viviamo al di sopra delle nostre possibilità.
Le importazioni di salmone, champagne e altri prodotti di lusso negli ultimi anni sono cresciute a dismisura. E non si dica che servono per nutrirsi.
La seconda è che siamo tutti un po' meno previdenti e responsabili. Della serie, prendiamoci tutto dalla vita, chi se ne frega se poi non ce la farò, qualcuno rimedierà.
La terza è l'oggi, l'effimero, elevato a metro di tutte le azioni. Per cui se ieri un padre piantava un olivo per lasciare un piccolo tesoro ai figli, oggi non ci interessa nulla delle conseguenze più lontane delle nostre azioni.
E così bruciamo boschi, divoriamo petrolio, prosciughiamo fiumi, deprediamo mari.
Che c'importa? Domani non ci saremo, ma ci siamo oggi e i Mondiali
voglio vedermeli su un bel televisore lcd da
Acquistato a rate, naturalmente.
da LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 28 maggio 2006




corsivo di...corrosivo
architettonica di nuove sedi da destinare allo stesso scopo, corsi di formazione rivolti al pubblico, seminari per gli addetti ai lavori, realizzazione e promozione di nuovi itinerari di turismo culturale ed un concorso per giovani artisti. Tutto per un costo complessivo di 5 milioni di euro (delibera Cipe 83/2003).
